l'indicizzazione e il posizionamento

L’indicizzazione e il posizionamento di un sito sono i due parametri di partenza che occorre tenere ben presente quando, una volta creato un sito, si punta ad accrescerne la visibilità e la popolarità.
Il contesto digitale del web 2.0 vede come colonne portanti i motori di ricerca. Si tratta di sistemi automatici che, partendo da una raccolta di dati, sono in grado di fornire su richiesta indici di contenuti disponibili, ordinati in base alla rilevanza dettata dalla parola di ricerca. Quello di maggior utilizzo oggi in occidente è indubbiamente Google.
Chiaramente, ognuno vorrebbe che il proprio sito o il proprio contenuto fosse tra i primi risultati della pagina di ricerca quando un utente digita una certa domanda. Si otterrebbe così una migliore reputazione, indice di autorevolezza, competenza e rapidità di diffusione, funzionale ad accrescere il traffico online.
Per ottenere questo risultato non ci sono garanzie, infatti gli algoritmi che governano queste logiche sono protetti e in continua mutazione, ma due principi da tenere bene a mente sono esattamente l’indicizzazione e il posizionamento.

  1. L’INDICIZZAZIONE

Per essere presenti nella famosa ranking page (ossia la pagina i cui compaiono tutti i risultati di una ricerca) occorre che il proprio sito venga indicizzato dal motore di ricerca.  Tale operazione implica l’azione dei crawler, software in grado di analizzare i contenuti di rete in modo automatico per conto dei motori di ricerca. Questi bot si muovono, o meglio, strisciano (dall’inglese ‘to crawl’ = strisciare verso), lungo i link che collegano pagina a pagina, generando quindi una serie di correlazioni tra testi, immagini e informazioni di diversa natura. I movimenti dei crawler avvengono in momenti diversi da quando l’utente effettua la ricerca, in questo modo si assicura la presenza di un indice già pronto nel momento in cui il motore di ricerca sarà interrogato, garantendo velocità ed esaustività. Le combinazioni che risulteranno dall’attività di crawling possono quindi essere soggette a variazioni, cambiando di continuo.
È anche possibile segnalare, attraverso specifiche procedure tecniche, la presenza del sito direttamente al motore di ricerca. Strumenti come Google Search Console, consentono di inviare i sitemap o gli specifici url delle proprie pagine e sottoporli a scansione per verificare che queste ultime rientrino nell’indice nella loro forma più aggiornata.

  1. IL POSIZIONAMENTO

Una volta dentro il database delle pagine conosciute da Google, occorre lavorare per scalare le prime posizioni delle classificazioni con cui il motore di ricerca fa apparire i risultati al momento di una ricerca.
Riuscire a posizionarsi nella prime pagine è importante, basti pensare che si stima che solo la prima pagina genera circa più del 90% del traffico totale su Google, la seconda appena il 5% e percentuali che variano tra l’1% o meno dalla terza in poi.
I fattori che intervengono nel posizionamento sono davvero tanti, alcuni elementi basilari da tener presente quando si caricano contenuti online sono:

  • la qualità,
  • la freschezza e l’aggiornamento dei contenuti,
  • la sicurezza dei contenuti,
  • l’accessibilità a livello linguistico,
  • l’universalità della ricerca a livello contenutistico (quindi avere un unico punto di accesso per diversi contenuti),
  • il contesto in cui si muove l’utente (legato alle dinamiche di cookies e profilazione).

 

Le operazioni appena descritte sono riassunte all’interno dell’etichetta SEO, acronimo di Search Engine Optimization, definito come tutte quelle tecniche e attività volte a migliorare l’indicizzazione e il posizionamento di un contenuto web nella SERP (Search Engine Results Page). In questo caso si parla di un posizionamento organico, appunto perché il sito viene ottimizzato attraverso operazioni ‘naturali’ riguardanti la sua struttura, la sua pulizia e il suo aggiornamento. La gestione può avvenire in maniera autonoma, ma è anche possibile rivolgersi a tecnici del settore. Business Competence offre percorsi di consulenza per l’indicizzazione e il posizionamento in grado di sviluppare i miglioramenti adatti ad ogni contenuto e sito.
Quando invece l’ottimizzazione avviene in maniera non organica, allora siamo sotto l’etichetta di SEM, acronimo di Search Engine Marketing, o SEA, acronimo di Search Engine Advertinsing, definiti come tutte quelle tecniche e attività a pagamento funzionali a promuovere un sito o un contenuto nella SERP. Attraverso un meccanismo ad asta, è possibile acquistare delle keyword, le quali, una volta digitate dall’utente, permetteranno di raggiungere l’indicizzazione e il posizionamento desiderati in modo automatico, fornendo posizioni privilegiati nella SERP.

In conclusione, l’indicizzazione e il posizionamento sono sicuramente due fasi diverse relative alla presenza di un contenuto online: se il primo mi permette di essere incluso nella pagina dei risultati di ricerca, il secondo lavora per migliorare qualitativamente i contenuti agli occhi dei GoogleBot, di modo da far sì che questi emergano nelle prime posizioni.
Ma bisogna tenere presente anche l’esistenza di una connessione tra l’indicizzazione e il posizionamento: se l’indicizzazione è condizione necessaria per il posizionamento (nel senso che se il sito non è indicizzato il problema del posizionamento non si pone neanche), allo stesso tempo le tecniche di posizionamento possono contribuire al processo di indicizzazione, poiché interagiscono ad esempio con i crawler e rendono maggiormente di rilievo il contenuto o il sito favorendone la sua indicizzazione.
Dunque, quando si sviluppa un contenuto pensato per il web, è buona abitudine tenere sempre presente l’indicizzazione e il posizionamento come due fattori distinti ma interconnessi e tra loro influenti, condividendo le tecniche e gli accorgimenti utili per il loro miglioramento qualitativo.

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